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Musicoterapia olofonica
HOLOPHONIA by Amadeux Multimedia


Suono ed emozioni

ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’ASCOLTO OLOFONICO

Di Tito Pavan e Roberto Caterina
Dipartimento di Psicologia, Università degli studi di Bologna

Introduzione
Con lo sviluppo della stereofonia nei decenni passati furono messi in atto diversi tentativi per migliorare il realismo spaziale del suono, come la quadrifonia o altre sperimentazioni multi-speaker, tipo il sistema Dolby Surround o il sistema inglese Ambisonic. Questi sistemi hanno soltanto in parte raggiunto lo scopo di dare una maggiore naturalezza e spazialità al suono e richiedono sia in fase di registrazione sia di ascolto l’impiego di ingombranti e complicate apparecchiature.

Utilizzando una tecnologia differente, basata su un più approfondito studio dei meccanismi relativi all’ascolto binaurale e dei moduli che sottostanno alla ricezione, alla percezione e all’interpretazione del segnale acustico (Blauert,1983; Lehnert and Blauert, 1992), dai primi anni ‘80, si è sviluppata una linea di ricerca tesa alla costruzione di speciali microfoni -trasduttori olofonici che consentono di riprodurre le caratteristiche spaziali del suono con un impianto stereofonico tradizionale. Le ricerche sull’olofonia al di là della loro applicazione commerciale in vari contesti hanno una notevole rilevanza scientifica in quanto ci consentono di delineare meglio l’influenza che la qualità del suono può avere sulla rappresentazione del significato che ad esso attribuiamo.

In quest’ottica ci siamo proposti di iniziare un’indagine su quanto la tecnica olofonica possa essere un fattore importante nell’induzione delle emozioni. L’esperimento che presentiamo costituisce, naturalmente, soltanto un primo, limitato, passo in questa direzione.

Metodo
Dopo un pre-test effettuato su un ampio campione di stimoli si sono prodotti una serie di 6 brevi stimoli sonori riguardanti rispettivamente il suono di una campana tibetana, di un carillon, di un paio di nacchere, il rumore di un asciugacapelli e due diverse voci umane maschili. Ogni stimolo è stato prodotto in tre diverse modalità: registrazione monofonica, stereofonica e olofonica per un totale, quindi di 18 stimoli.

25 soggetti in gran parte studenti universitari o loro familiari (età media anni 25,2; range 16-38), 19 maschi e 6 femmine hanno ascoltato in cuffia in una serie di sedute individuali gli stimoli prima descritti presentati in ordine casuale e con un intervallo di 20 secs tra uno stimolo e l’altro. Su un apposito foglio di risposta i soggetti hanno indicato per ogni stimolo: 1) la direzionalità del suono (frontale, sinistra-destra, alto-basso); 2) il grado di movimento attribuito allo stimolo, su una scala unipolare a 6 punti da 0=immobile a 5=estremamente mosso; 3) il grado di piacevolezza-spiacevolezza attribuito allo stimolo, su una scala bipolare a 7 punti da –3=estremamente spiacevole a +3=estremamente piacevole; 4) il grado di naturalezza-innaturalezza attribuito allo stimolo su una scala bipolare a 7 punti da –3=estremamente innaturale a +3=estremamente naturale.

Secondo la nostra ipotesi il suono o il rumore olofonico avrebbe dovuto essere percepito come più mosso, più piacevole e più naturale rispetto allo stesso suono o rumore prodotto sia in modalità monofonica sia in modalità stereofonica.

Risultati
I risultati hanno confermato ampiamente la nostra ipotesi. Per quanto riguarda la direzionalità i soggetti hanno ben percepito le differenze tra i suoni monofonici, stereofonici e olofonici: i primi sono stati percepiti come prevalentemente frontali, i secondi come frontali o provenienti da destra e sinistra, i terzi come provenienti da più direzioni (frontali, destra-sinistra, alto-basso). Per quanto riguarda l’attribuzione del grado di movimento, piacevolezza e naturalezza i risultati sono sintentizzati nella tabella in calce. Tutte le differenze tra le tre condizioni sono altamente significative (p<.001), ad eccezione del rapporto tra stimoli monofonici e stereofonici che è risultato non significativo per quanto riguarda il grado di piacevolezza e che presenta una minore significatività (p<.05) per quanto riguarda il grado di naturalezza.

Condizione

Movimento

Piacevolezza

Naturalezza

Monofonica

1,147

-,167

-,067

Stereofonica

2,407

+,067

+,240

Olofonica

4,280

+1,327

+1,480

Conclusioni
In sostanza l’ascolto olofonico risulta più piacevole e naturale sia di quello monofonico sia di quello stereofonico. È importante sottolineare che la differenza tra olofonia e stereofonia appare quasi sempre più marcata rispetto a quella tra monofonia e stereofonia nelle dimensioni della piacevolezza e della naturalezza. Questi primi dati ci consentono di ipotizzare che il sistema olofonico permetta un ascolto reale e consenta un più efficace trasferimento delle informazioni emotive che si vogliono indurre. I risultati di alcune indagini preliminari sugli spettri di potenza del segnale elettroencefalografico (EEG), nonché variazioni del ritmo cardiaco e respiratorio, rilevabili in alcuni stimoli olofonici emotivamente connotati rispetto a stimoli neutri sembrano andare in questa direzione.

Riferimenti bibliografici
Blauert, J. (1983). Hearing - Psychological Bases and Psychophysics, Springer, Berlin New York.
Lehnert, H. and J. Blauert, J.(1992). Principles of Binaural Room Simulation. Journ. Appl. Acoust., 36:259-291.

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