Se
consideriamo la nostra esistenza e i nostri sforzi, rileviamo
subito che tutte le nostre azioni e i nostri desideri sono
legati all'esistenza degli altri uomini e che, per la nostra
stessa natura, siamo simili agli animali che vivono in comunità.
Ci nutriamo di alimenti prodotti da altri uomini, portiamo abiti
fatti da altri, abitiamo case costruite dal lavoro altrui.
La maggior parte di quanto sappiamo e crediamo ci e stata
insegnata da altri per mezzo di una lingua che altri hanno
creato.
Senza la lingua la nostra facoltà di pensare sarebbe assai
meschina e paragonabile a quella degli animali superiori; perciò
la nostra priorità sugli animali consiste prima di tutto -
bisogna confessarlo - nel nostro modo di vivere in società.
L'individuo lasciato solo fin dalla nascita resterebbe, nei suoi
pensieri e sentimenti, simile agli animali in misura assai
difficile ad immaginare.
Ciò che è e ciò che rappresenta l'individuo non lo e in
quanto individuo, ma in quanto membro di una grande società
umana che guida il suo essere materiale e morale dalla nascita
fino alla morte.
Il valore di un uomo, per la comunità in cui vive, dipende
anzitutto dalla misura in cui i suoi sentimenti, i suoi pensieri
e le sue azioni contribuiscono allo sviluppo dell'esistenza
degli altri individui.
Infatti abbiamo l'abitudine di giudicare un uomo cattivo o buono
secondo questo punto di vista.
Le qualità sociali di un uomo appaiono al primo incontro, le
sole valevoli a determinare il nostro giudizio su di lui.
Eppure anche questa teoria non è rigorosamente esatta.
Non è difficile comprendere che tutti i beni materiali,
intellettuali e morali ricevuti dalla società sono giunti a noi
nel corso di innumerevoli generazioni di individualità
creatrici.
Quello di oggi è un individuo che ha scoperto in un sol colpo
l'uso del fuoco, un individuo che ha scoperto la coltura delle
piante nutritive, un individuo che ha scoperto la macchina a
vapore.
Libertà
spirituale degli individui e unità sociale
E
tuttavia solo l'individuo libero può meditare e
conseguentemente creare nuovi valori sociali e stabilire nuovi
valori etici attraverso i quali la società si perfeziona.
Senza personalità creatrici capaci di pensare e giudicare
liberamente, lo sviluppo della società in senso progressivo e
altrettanto poco immaginabile quanto lo sviluppo della
personalità individuale senza l'ausilio vivificatore della
società
Una comunità sana è perciò legata tanto alla libertà degli
individui quanto alla loro unione sociale.
E' stato detto con molta ragione che la civiltà
greco-europeo-americana, e in particolare il rifiorire della
cultura del Rinascimento italiano subentrato alla stasi del
Medio Evo in Europa, trovò soprattutto il suo fondamento nella
libertà e nell'isolamento relativo dell'individuo.
Consideriamo ora la nostra epoca, in quali condizioni sono oggi
la società le personalità?
In rapporto al passato la popolazione dei paesi civilizzati è
estremamente densa; l'Europa ospita all'incirca una popolazione
tre volte maggiore di quella di cento anni fa.
Ma il numero di uomini dotati di temperamento geniale e
diminuito senza proporzione.
Solo un esiguo numero di uomini, per le loro facoltà creatrici,
sono conosciuti dalle masse come personalità. In una certa
misura l'organizzazione ha sostituito le qualità del genio nel
campo della tecnica, ma anche, e in misura notevolissima, nel
campo scientifico.
La penuria di personalità si fa sentire in modo particolare nel
campo artistico.
La pittura e la musica sono oggi nettamente degenerate e
suscitano nel popolo echi assai meno intensi.
La politica non manca solo di capi: l'indipendenza intellettuale
e il sentimento del diritto si sono profondamente abbassati
nella borghesia e l'organizzazione democratica e parlamentare
che poggia su quella indipendenza e stata sconvolta in molti
paesi; sono nate dittature e sono state sopportate perchè il
sentimento della dignità e del diritto non è più
sufficientemente vivo.
Decadimento
della dignità umana
I
giornali di un Paese possono, in due settimane, portare la folla
cieca e ignorante a un tale stato di esasperazione e di
eccitazione da indurre gli uomini ad indossare l'abito militare
per uccidere e farsi uccidere allo scopo di permettere a ignoti
affaristi di realizzare i loro ignobili piani. Il servizio
militare obbligatorio mi sembra il sintomo più vergognoso della
mancanza di dignità personale di cui soffre oggi la nostra
umanità civilizzata.
In relazione a questo stato di cose non mancano profeti che
prevedono prossimo il crollo della nostra civiltà.
Io non sono nel numero di questi pessimisti: io credo in un
avvenire migliore.
Il
sistema economico ostacola la libera evoluzione
A
mio avviso l'attuale decadenza sociale dipende dal fatto che lo
sviluppo dell'economia e della tecnica ha gravemente esacerbato
la lotta per l'esistenza e quindi la libera evoluzione degli
individui ha subìto durissimi colpi.
Ma per soddisfare i bisogni della comunità, il progresso della
tecnica esige oggi dagli individui un attività assai minore.
La divisione razionale del lavoro diverrà una necessità sempre
più imperiosa e porterà alla sicurezza materiale degli uomini.
E questa sicurezza unita al tempo e all'energia che resterà
disponibile, può essere un elemento favorevole allo sviluppo
della personalità.
In questo modo la società può ancora guarire e noi vogliamo
sperare che gli storici futuri presenteranno le manifestazioni
patologiche del nostro tempo come le malattie infantili di una
umanità dalle possenti aspirazioni, provocate dalla corsa
troppo rapida della civiltà.
Valore
sociale della ricchezza
Sono
fermamente convinto che tutte le ricchezze del mondo non
potrebbero spingere l'umanità più avanti anche se esse si
trovassero nelle mani di un uomo totalmente consacrato
all'evoluzione del ge nere umano.
Solo l'esempio di personalità grandi e pure può condurre a
nobili pensieri e ad elette azioni.
Il denaro suscita soltanto egoismo e spinge sempre,
irresistibilmente, a farne cattivo uso.
Si possono immaginare Mosè, Gesù o Gandhi armati della borsa
di Carnegie?
Perchè
viviamo
Ben
singolare è la situazione di noialtri mortali.
Ognuno di noi è su questa terra per una breve visita; egli non
sa il perchè, ma assai spesso crede di averlo capito.
Non si riflette profondamente e ci si limita a considerare un
aspetto della vita quotidiana; siamo qui per gli altri uomini:
anzitutto per coloro dal cui sorriso e dal cui benessere dipende
la nostra felicità, ma anche per quella moltitudine di
sconosciuti alla cui sorte ci incatena un vincolo di simpatia.
Ecco il mio costante pensiero di ogni giorno: la vita esteriore
ed interiore dipende dal lavoro dei contemporanei e da quello
dei predecessori; io devo sforzarmi di dar loro, in eguale
misura, ciò che ho ritenuto e ciò che ancora ricevo.
Sento il bisogno di condurre una vita semplice e ho spesso la
penosa consapevolezza di chiedere all'attività dei miei simili
più di quanto non sia necessario.
Mi rendo conto che le differenze di classe sociale non sono
giustificate e che, in fin dei conti, trovano il loro fondamento
nella violenza; ma credo anche che una vita modesta sia adatta a
chiunque, per il corpo e per lo spirito.
Limiti
della nostra libertà
Non
credo affatto alla libertà dell'uomo nel senso filosofico della
parola.
Ciascuno agisce non soltanto sotto l'impulso di un imperativo
esteriore, ma anche secondo una necessità interiore.
L'aforisma di Schopenhauer: "E' certo che un uomo può fare
ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole" mi
ha vivamente impressionato fin dalla giovinezza; nel turbine di
avvenimenti e di prove imposte dalla durezza della vita, quelle
parole sono sempre state per me un conforto e una sorgente
inesauribile di tolleranza.
Aver coscienza di ciò contribuisce ad addolcire il senso di
responsabilità che facilmente ci mortifica e ci evita di
prendere troppo sul serio noi come gli altri; si è condotti
cosi a una concezione della vita che lascia un posto singolare
all'humor.
Il
benessere e la felicità
Da
un punto di vista obiettivo, preoccuparsi del senso o del fine
della nostra esistenza e di quella delle altre creature mi è
sempre parso assolutamente vuoto di significato.
Ciononostante ogni uomo è legato ad alcuni ideali che gli
servono di guida nell'azione e nel pensiero.
In questo senso il benessere e la felicità non mi sono mai
apparsi come la meta assoluta (questa base della morale la
definisco l'ideale dei porci).
Gli ideali che hanno illuminato la mia strada e mi hanno dato
costantemente un coraggio gagliardo sono stati il bene, la
bellezza e la verità.
Senza la coscienza di essere in armonia con coloro che
condividono le mie convinzioni, senza la affannosa ricerca del
giusto, eternamente inafferrabile, del dominio dell'arte e della
ricerca scientifica, la vita mi sarebbe parsa assolutamente
vuota.
Fin dai miei anni giovanili ho sempre considerato spregevoli le
mete volgari alle quali l'umanità indirizza i suoi sforzi: il
possesso di beni, il successo apparente e il lusso.
Un
cavallo che tira da solo
In
singolare contrasto col mio senso ardente di giustizia e di
dovere sociale, non ho mai sentito la necessità di avvicinarmi
agli uomini e alla società in generale.
Sono proprio un cavallo che vuol tirare da solo; mai mi sono
dato pienamente ne allo stato, ne alla terra natale, ne agli
amici e neppure ai congiunti più prossimi; anzi ho sempre avuto
di fronte a questi legami la sensazione netta di essere un
estraneo e ho sempre sentito il bisogno di solitudine; e questa
sensazione non fa che aumentare con gli anni.
Sento fortemente, ma senza rimpianto, di toccare il limite
dell'intesa e dell'armonia con il prossimo.
Certo, un uomo di questo carattere perde così una parte del suo
candore e della sua serenità, ma ci guadagna una larga
indipendenza rispetto alle opinioni, abitudini e giudizi dei
suoi simili; ne sarà tentato di stabilire il suo equilibrio su
basi cosi malferme.
Ciascuno
deve essere rispettato
Il
mio ideale politico è l'ideale democratico. Ciascuno
deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve
essere idolatrato. Per me l'elemento prezioso nell'ingranaggio
dell'umanità non è lo Stato, ma e l'individuo creatore e
sensibile, è insomma la personalità; è questa sola che crea
il nobile e il sublime, mentre la massa e stolida nel pensiero e
limitata nei suoi sentimenti.
La
guerra
Questo
argomento mi induce a parlare della peggiore fra le creazioni,
quella delle masse armate, del regime militare voglio dire, che
odio con tutto il cuore.
Disprezzo profondamente chi è felice di marciare nei ranghi e
nelle formazioni al seguito di una musica: costui solo per
errore ha ricevuto un cervello; un midollo spinale gli sarebbe
più che sufficiente.
Bisogna sopprimere questa vergogna della civiltà il più
rapidamente possibile.
L'eroismo comandato, gli stupidi corpo a corpo, il nefasto
spirito nazionalista, come odio tutto questo!
E quanto la guerra mi appare ignobile e spregevole!
Sarei piuttosto disposto a farmi tagliare a pezzi che
partecipare a una azione così miserabile.
Eppure, nonostante tutto, io stimo tanto l'umanità da essere
persuaso che questo fantasma malefico sarebbe da lungo tempo
scomparso se il buonsenso dei popoli non fosse sistematicamente
corrotto, per mezzo della scuola e della stampa, dagli
speculatori del mondo politico e del mondo degli affari.
Albert
Einstein