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Controsorveglianza
CONTROL by Amadeux Multimedia


Sorveglianza News

- 13/09/00 - News - Redmond (USA) - Microsoft è in queste ore di nuovo sulla graticola per una nuova funzionalità di Internet Explorer: la Persistence, una capacità che molti ritengono un serio rischio per la privacy degli utenti. Persistence, persistenza, è una tecnologia pensata per ridurre le comunicazioni tra sito Web e browser ma lo fa "troppo bene" e per di più non avverte l'utente delle sue "implicazioni". L'idea dietro Persistence è di agevolare la navigazione all'utente e di alleggerire il carico di lavoro del server Web nonché facilitare la creazione di una serie di funzioni di personalizzazione delle pagine Web. Per dirla con Microsoft: "Un elemento particolarmente antipatico per l'utente Internet è andare su una pagina Web, personalizzarla, lasciarla e poi tornarci sopra per scoprire che è cambiata: le personalizzazioni sono scomparse, i form già riempiti sono di nuovo vuoti e la pagina deve essere aggiornata. Il nuovo IE risolve una parte di questi problemi consentendo la persistenza della pagina Web sul computer dell'utente con un tag apposito". Però sono in pochi, in queste ore, a ritenere che Persistence possa essere vista solo in questo modo. Lo spagnolo Guille Bisho che ha denunciato Persistence sulla mailing list di security Bugtraq, la descrive così: "Il metodo consente al sito di archiviare le ricerche effettuate dall'utente sul proprio motore di ricerca pur senza l'uso di cookies o di password e login. Si possono disattivare i cookies, cancellarli, scollegarsi dal provider, chiudere Internet Explorer, riavviare il computer, ricollegarsi e i dati saranno lì di nuovo". Microsoft ha confermato che sta studiando la cosa, ha ammesso che con un uso attento della tecnologia un sito potrebbe seguire le tracce nel tempo di un proprio visitatore violando così la sua privacy ma ha anche difeso Persistence facendo notare che la grande maggioranza degli utenti a causa dei cookies è già esposta allo stesso livello di "rischio". Stando a Micheal Wallent, manager di prodotto di IE in Microsoft: "Questa funzionalità ha un lato negativo, come quasi qualsiasi altra funzionalità su Web. In questo caso si tratta di un disequilibrio tra una funzionalità e un rischio privacy solo potenziale e minore. Questo potrebbe rappresentare un problema solo per l'utente che ha disabilitato tutti i cookies e teme qualsiasi identificazione". Piuttosto duro l'intervento di Richard Smith, uno dei boss della Privacy Foundation: "Se si disabilitano i cookies ma c'è un'altra cosa che ha le stesse funzioni, che si aspettano che uno faccia? Altro problema sta nel fatto che se le aziende online si rendono conto che sono in troppi a disabilitare i cookies, allora adotteranno tutte questa funzionalità". In queste ore Wallent ha spiegato che Microsoft effettuerà una serie di test, per esempio per verificare se le informazioni archiviate si azzerano quando si azzera la cache di Internet Explorer, e per trovare eventuali altre soluzioni. (da www.punto-informatico.it)

- Un bug nella distribuzione Java di Netscape, potrebbe rendere vulnerabili agli attacchi, i pc degli utenti anche solo visitando un sito con del codice scritto appositamente per sfruttare la debolezza. Dan Brumleve ha scoperto il buco nel browser Netscape Navigator che permetterebbe ai malintenzionati di vedere i contenuti dell'hard disk dell'utente. Netscape non ha ancora reso disponibile un patch per risolvere il problema, al momento l'unica cosa sicura sembra essere disabilitare il lettore Java. Tutte le versioni di Netscape Navigator e del Communicator sarebbero affette dal problema che riguarda tutti i sistemi operativi, anche se per qualcuno gli utenti Macintosh potrebbero esserne immuni. Secondo Richard Stagg, architetto senior di Information Risk Management, i rischi per l'utente privato, sarebbero rilevanti: "Gli home-users rischiano seriamente accessi esterni ai loro files. L'unica raccomandazione può essere di disabilitare Java". Per disabilitare Java in Netscape andare in "Edit", "Preferenze", ciccare su "Avanzate" e quindi togliere il check dalla casella "Abilita Java". (http://www.informatica.jackson.it)

- "CARNIVORE" è il nome dell'apparecchio che l'FBI sembra aver istallato col consenso di una cinquantina di internet provider statunitensi, allo scopo di controllare le e-mail ritenute sospette. La denuncia è partita da un gestore che si è rifiutato di piegarsi alla "ragion di stato" addotta dall'ente federale. Janet Reno, ministro della giustizia, ha risposto semplicemente: "indagheremo e se saranno necessarie nuove norme le introdurremo". Intanto l'"unione per le libertà" ha reagito duramente "E' un approccio del genere 'fidatevi, noi siamo il governo. E' un po' come se l'Fbi potesse avere accesso a tutte le conversazioni telefoniche di una compagnia semplicemente 'assicurando' che ascolterà solo quelle che gli interessano".

-MEDIAMENTE ore 8.05 del 10/05/2000 ha elogiato il sito IctrlU per la sua attenzione ai problemi della privacy. Se avete perso la puntata potete consultare la referenza on-line.

-Echelon in realtà, avevano scritto Campbell e altri, è soprattutto un sistema di spionaggio economico Usa ai danni dell'Europa. "Tutti i fax e le telefonate tra il consorzio europeo Airbus e le aerolinee saudite furono utilizzati per far vincere un bando di gara a sei miliardi di dollari alla Boeing e McDonnell Douglas", aveva affermato Campbell. E ancora: "Nel 1994 sfumò un contratto tra la francese Thomson Csf e il governo brasiliano per la fornitura di un sistema di sorveglianza delle foreste amazzoniche. Il contratto venne vinto dalla Raytheon americana".

-"Chiunque sia politicamente attivo potrebbe finire negli schermi della Nsa", aveva detto la scorsa settimana Wayne Madsen, venti anni alle dipendenze dei servizi segreti americani. E oggi sono arrivati i primi nomi. A passarli al Sunday Times è stato un ex 007. Che ha spiegato come anche il Pontefice e Madre Teresa siano finiti nei tabulati di Whitehall. Così come Lady D, a causa delle sue ferventi attività di beneficenza.
Curioso il caso di Mark Thatcher, figlio della Lady di ferro. La quale negli anni '80 - come ha spiegato un altro ex agente, di nome Mike Frost - ha approfittato di Echelon per spiare due suoi ministri dei quali si fidava poco, delegando per ragioni di riservatezza i servizi segreti canadesi. Pochi anni dopo però la situazione si è invertita. E suo figlio è stato ripetutamente intercettato mentre faceva da mediatore in un poco chiaro traffico di armi tra Gran Bretagna e Arabia Saudita.

-Secondo quanto rivela la Cbs in "60 minutes", la Nsa gestisce Echelon - un supercomputer collegato a stazioni d'ascolto e satelliti - insieme ai servizi di Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Lavorando soprattutto sulla base di parole-chiave, come bomba, terrorismo, e così via. In questo modo - ed è uno dei pochi aspetti comici della vicenda - spesso anche le telefonate di innocenti cittadini di altri paesi finiscono per essere nel mirino degli 007 di Echelon. Frost fa un esempio: una donna disse in una conversazione con un'amica che il figlio aveva fatto una figuraccia in una recita scolastica, usando l'espressione "he bombed". Conseguenza: Echelon si è allertato e l'analista, incerto sul senso della frase, ha inserito la donna in una lista di persone pericolose. "Quello che mi turba è che non si possono addossare responsabilità e non c'è garanzia per innocenti che finiscono nella rete", dice Frost.
E non basta. La maxirete viene usata anche per scopi interni. Frost spiega che i vari paesi che aderiscono a Echelon possono aggirare le leggi nazionali sulla privacy, chiedendo agli altri membri di fare il lavoro contro i propri cittadini. E cita l'esempio del suo capo in Canada, che spiò funzionari governativi britannici per conto dell'allora premier Margaret Thatcher: "Aveva due ministri che secondo lei erano 'fuori gioco'... così il mio capo...intercettò le conversazioni di quei due ministri. Il parlamento britannico può negare tutto. Loro non hanno fatto nulla. Noi l'abbiamo fatto per loro", racconta l'ex agente.

-"Abbiamo spiato l'Europa in passato a causa della corruzione economica. E spero che gli Stati Uniti continuino a farlo". James Woolsey, ex direttore della Cia, non può essere certo accusato di esprimersi con giri di parole. Con una dichiarazione bomba, quello che fino a pochi anni fa era l'uomo più potente dell'intelligence americana ha svelato un'altra importante fetta di verità su Echelon, la rete di intercettazione elettronica mondiale coordinata dai servizi segreti degli States e supportata da quelli di Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Aggiungendo ai sospetti già avanzati dal Parlamento europeo, anche il movente: l'abitudine delle imprese del Vecchio continente di pagare tangenti per aggiudicarsi gli appalti.

Woolsey di spionaggio industriale non vuole proprio sentir parlare: "Io uso questa espressione quando voglio dire che si spia per beneficiare direttamente una impresa. Non parlo di spionaggio industriare se gli Stati Uniti spiano una società europea per scoprire se essa sta usando la corruzione con lo scopo aggiudicarsi in Asia o America Latina appalti che non avrebbe la possibilità di vincere onestamente".

ECHELON: un altro tassello verso la verità. Wired ha annunciato che Jeffrey Richelson, un ricercatore del National Security Archive, un'associazione indipendente e non governativa nata nella George Washington University, avrebbe scoperto tra alcuni documenti desecretati della NSA le prove dell'esistenza di un programma chiamato Echelon. Ma tale programma secondo Richelson sarebbe molto più limitato (anche geograficamente) di quanto si pensi e non inchioderebbe la NSA. Dal canto suo l'agenzia di sicurezza governativa non ha confermato quanto detto dal ricercatore, ma ha affermato "Non abbiamo mai spiato i cittadini americani anche perchè il nostro regolamento interno lo vieta espressamente e abbiamo sempre preso questa restrizioni molto sul serio". Di quello che è trapelato fin ora si sa che si parlerebbe di Echelon con riferimento alla base militare di Sugar Grove in West Virginia e ad un programma di intelligence congiunto tra Gran Bretagna e USA finalizzato alla condivisione di informazioni riservate. Nel documento però sarebbero evidenziati anche i limiti del programma cioè fare in modo che la privacy dei cittadini americani venisse preservata. A chi credere? Riflettete su una cosa: se la parola Echelon si trova in documenti desecretati perchè la NSA non avrebbe dovuto parlarne? Mi puzza tanto di montatura per calmare le acque. 

Brutta sorpresa per chi pensava che il sistema GSM fosse impossibile da intercettare e garantisse la massima sicurezza per la privacy delle conversazioni.

Due ricercatori israeliani, Alex Biryukov e Adi Shamir, hanno dichiarato di aver scoperto come decodificare le conversazioni dei telefoni cellulari GSM, che fino ad ora sembravano a prova di 'hacker'. Un comune personal computer (un Pentium con 128MB di RAM e un capiente disco fisso) collegato ad un radio-scanner sarebbe sufficiente ad esaminare il segnale di una chiamata di pochi minuti per poter ricavare la chiave utilizzata per criptare tutte le conversazioni.

Il sistema di sicurezza su cui è basata la rete GSM utilizza un codice segreto a 40bits per criptare i dati della voce. Nonostante questo codice non venga mai trasmesso dal cellulare al gestore, secondo Biryukov e Shamir, può essere scoperto esaminando sul segnale della voce, che può essere facilmente intercettato con uno scanner.

Una possibile soluzione sarebbe quella di rimpiazzare le SIM dei telefoni cellulari, passando ad un codice segreto a 64 bits, invece dei 40 attuali. Ovviamente anche i sistemi informatici dei gestori andrebbero adeguati tecnicamente.

In questo modo il tempo necessario alla decodifica della chiave segreta passerebbe da poche ore ad alcune centinaia di migliaia di anni. Un esperto americano di crittografia, che ha chiesto di non essere nominato, afferma che difficilmente si passerà ad un sistema più sicuro. I servizi segreti e le forze dell'ordine perderebbero la possibilità di ascoltare in tempo reale le conversazioni in quanto l'aggiornamento delle attrezzature sarebbe economicamente improponibile. (da www.telefonino.net)

-Ogni volta che si inserisce un cd nel lettore interno del computer, e ci si collega ad Internet, il titolo del disco, i brani che ascoltate, la vostra identità e qualche altra informazione spicciola, come, ad esempio il vostro indirizzo di posta elettronica, vengono trasmessi attraverso la rete, raggiungono un gigantesco database, dove vengono conservati e da dove possono essere utilizzati da persone che voi non conoscete e per scopi a voi ignoti. Non è la trama di un ennesimo film dedicato al "grande fratello elettronico", ma quello che accade davvero quando utilizzate uno dei più popolari software audio dell'ultima generazione, il Real Jukebox della RealNetworks.

E' quanto ha scoperto Richard M. Smith, un consulente Internet indipendente che ha reso noti i dati di una sua accurata indagine scatenando le immediate e giustificatissime proteste delle associazioni dei consumatori statunitensi e di quelle che difendono il diritto alla privacy dei navigatori web. Sotto accusa, insomma, non è tanto il sistema attraverso il quale l'azienda di Rob Glaser, che attraverso prodotti popolarissimi come il RealPlayer ed il RealJukebox domina il mercato dell'audio e del video via Internet, ottenga questi dati, quanto il fatto che lo faccia all'insaputa degli utenti. David Richards, vice presidente della RealNetworks, ha dichiarato, infatti, che lo scopo dell'acquisizione dei dati è quello di offrire servizi personalizzati agli utenti e che le informazioni non vengono conservate su computer della RealNetworks o distribuite ad altre aziende. (...per la serie "il buon samaritano" (nota personale).

I dati vengono girati direttamente al database della CDDB, che contiene i titoli dei cd e le liste delle canzoni di milioni di dischi, consentendo al RealJukebox di mostrare all'utente i dati del disco quando lo desidera. Uso legittimo e regolare, dunque, ma non sta scritto da nessuna parte, nella licenza, nei siti, o in nessun altro documento ufficiale della RealNetworks che il software in questione è abilitato a funzioni di questo genere, e la Real non richiede all'utente nessuna autorizzazione. Autorizzazione che andrebbe in realtà richiesta, perché oltre agli innocui dati del cd che stiamo ascoltando, il RealJukebox conosce anche quali altre canzoni abbiamo nei nostri pc, in che qualità e in che formato le abbiamo registrate, e quante volte le ascoltiamo.

Alla RealNetworks, per ora, non sono preoccupati dalla polemica sul loro modo di operare, sono certi che, visto che i dati non sono sui loro computer e che anche quando arrivano alla CDDB vengono distrutti dopo pochi giorni, il loro comportamento non infranga la legge. Ed uno dei general managers dell'azienda di Seattle ricorda che la Real è una delle aziende che, a differenza di altre, protegge strenuamente l'identità dei propri utenti: "Più di 250 software diversi utilizzano lo stesso database trasmettendo anche l'identificativo degli utenti, noi invece identifichiamo tutti come users@real.com . E come se non bastasse utilizziamo un "proxy server" per mascherare certi dati".

Secondo alcuni responsabili dell'industria discografica il sistema messo a punto dalla Real potrebbe in realtà essere utilizzato per trovare traccia dei pirati dell'Mp3, che copia e distribuisce illegalmente musica via Internet, ma sia Richards che Banfield negano che sia interesse della Real muoversi su questo terreno. Richards conferma che i dati, in realtà, servono soltanto al software stesso per comprendere se l'utente è un esperto o un novizio, e
nel primo caso il programma guida l'utente automaticamente verso funzioni più avanzate.

Molte altre aziende, ed in primo luogo la Microsoft, sono state accusate in tempi recenti di utilizzare i dati che ricevono dagli utenti in maniera impropria e da diverso tempo circola la "leggenda metropolitana" secondo la quale i prodotti dell'azienda di Bill Gates possano spiare cosa contengono gli hard disk con grande facilità. Può anche essere vero, anzi in molti casi è certamente così, come accade del resto per molte altre faccende elettroniche, basti pensare alle società che gestiscono le carte di credito, che conoscono alla perfezione cosa compriamo, quando, dove e di quanti soldi disponiamo. Il problema è che gli utenti debbono sapere quando e perché sono monitorati, e questo la RealNetworks non lo ha fatto, creando un pericoloso precedente. (da www.repubblica.it)

- Sulla possibilità di intercettare i telefoni GSM senza l'aiuto dell'operatore, ci sono parecchie discussioni: c'è chi dice che sia possibile, chi invece sostiene che lo standard è assolutamente robusto e la sua sicurezza non può essere compromessa.

La rete GSM, a differenza di quella TACS, è digitale: il segnale prima di essere trasmesso viene convertito in una stringa di numeri. Ciò significa che se si tentasse di intercettare le comunicazioni con un comune scanner, si potrebbe ascoltare solo un ronzio (la trasmissione dei bit).

In ogni canale radio vengono multiplexate contemporaneamente le conversazioni di 8 utenti e ogni conversazione utilizza in sequenza tutti i canali disponibili nella cella radio (Frequency Hopping): in pratica, la durata di utilizzo di una canale radio in modo continuato è pari a 45 microsecondi.
Inoltre la sequenza di bits sulla tratta radio non viene trasmessa in chiaro, ma viene crittografata attraverso l'utilizzo di chiavi (diverse per ogni abbonato).

Pur disponendo delle apparecchiature hardware/software (si potrebbe usare un telefono GSM modificato) in grado di decodificare il segnale digitale, per poter intercettare una conversazione si rendono necessari alcuni parametri, memorizzati sia sulla carta (IMSI=International Mobile Subscriber Identification) che all'interno del network (chiave di autenticazione, chiave di crittografazione).
Tra questi, la chiave di autenticazione viene variata spesso su richiesta del network (in base al settaggio effettuato dall'operatore radiomobile GSM, potrebbe essere variata anche ogni volta che il telefono colloquia con il sistema, ad esempio per comunicare la posizione o per completare una chiamata).

In pratica, riuscire ad intercettare la conversazione risulta estremamente complesso nella tratta radio tra telefono GSM e stazione radio base, ma altrettanto non si può dire per il percorso tra stazione radio base e centrale di commutazione. In questo caso infatti nella maggiorparte dei casi i segnali sono trasmessi in chiaro tanto per i link effettuati con linee terrestri quanto per quelli realizzati con sistemi a microonde.

La vulnerabilità della tratta tra stazione radio base e centrale di commutazione è stata dimostrata lo scorso anno dal Dottor Ross Anderson dell'Università di Cambridge, in occasione di un concorso indetto dalla compagnia tedesca Mobilcom. Il ricercatore, che ha vinto il premio in palio di 100.000 marchi tedeschi, è riuscito ad inserirsi nella rete GSM, facendo una chiamata a carico di un altro numero.

Attualmente esiste un sistema che è in grado di intercettare tutte le conversazioni di uno specifico abbonato GSM, senza la collaborazione dell'operatore radiomobile.
Tale sistema, progettato dalla Gcom Technology, è stato realizzato modificando una stazione radio base GSM e compattandola in un box di piccole dimensioni.

Come funziona.
E' necessario attivare il box Gcom in prossimità dell'abbonato che si vuole intercettare.
La nuova stazione radio base si presenta al telefonino target (ma anche a tutti quelli del circondiario) come se fosse parte integrante della rete GSM reale.
Dal momento che la stazione Gcom genera un canale di controllo con un segnale più forte rispetto a quello della rete GSM reale, il telefonino, dopo aver effettuato delle misure di segnale, si registra sulla stazione fittizia.
La stazione Gcom si presenta al network GSM reale, come un telefonino GSM, che contiene i dati dall'abbonato target.

Da questo momento in poi tutte le chiamate da e verso il telefonino verranno completate attraverso la stazione radio base Gcom, collegata in modo trasparente alla rete GSM. Le conversazioni intercettate sul telefonino target possono quindi essere registrate in locale e/o essere inviate automaticamente attraverso una linea GSM ad un centro di controllo.

Naturalmente questo sistema è molto complesso da utilizzare (richiede una competenza specifica elevata) ed inoltre, dal punto di vista economico, non è alla portata di tutti.

Inoltre per un corretto funzionamento è necessario conoscere con esattezza la posizione dell'abbonato e se questo è in movimento è necessario seguirlo.

Naturalmente le capacità di intercettazione che ha l'operatore sono nettamente superiori a quelle offerte dal sistema Gcom.
Ricordiamo che l'operatore, oltre alla possibilità di intercettare le chiamate, è anche in grado di conoscere la posizione di ogni abbonato con una buona approssimazione. Infatti il sistema conosce in ogni momento il tempo impiegato dal segnale radio per andare dalla stazione radio base al telefono GSM e viceversa.

Una migliore approssimazione (qualche decina di metri) è possibile attraverso la triangolazione se il telefono si trova sotto il raggio di copertura di più celle; infatti il segnale del telefono è ricevuto anche dalle celle radio adiacenti a quella in cui il telefono è loggato, che conoscono con esattezza il ritardo di propagazione del segnale (da questo si risale alla distanza). ( fonte www.gsmbox.com

- Secondo un'informativa diffusa da Microsoft (Nasdaq: MSFT), gli operatori dei siti Web potrebbero leggere i file dei sistemi locali solo se conoscessero il loro nome e la cartella nella quale sono contenuti. La falla del sistema di sicurezza non permette a chi ha intenti criminosi di visualizzare il contenuto delle cartelle, né di creare, modificare o cancellare file, né tanto meno di controllare i PC degli utenti. La società sta sviluppando una patch che dovrebbe eliminare il problema. Nel frattempo, Microsoft raccomanda agli utenti di inserire i siti Web di fiducia all'interno di "Trusted Zone" in Internet Explorer 5.0, e di disattivare la funzione Active Scripting contenuta nella "Internet Zone". Attraverso queste semplici azioni, sarà garantita la completa funzionalità dei siti di fiducia, mentre si impedirà a chiunque di trarre vantaggio dalla falla nella sicurezza. Il problema infatti sussiste solo nel caso in cui Active Scripting sia attivato all'interno dell'area di sicurezza, e che il sito Web risieda nella stessa area. Ogni area, Internet Zone, Local Intranet Zone, Trusted Zone e Restricted Zone, consente determinate azioni, che gli utenti possono personalizzare. Per ulteriori informazioni, consultate l'indirizzo www.microsoft.com/security/bulletins/ms99-042.asp. La patch sarà disponibile presso www.windowsupdate.microsoft.com. ( fonte www.zdnet.it )

- Un gruppo di ricercatori é recentemente riuscito a decifrare un messaggio codificato con la chiave asimmetrica di crittografia a 512 bit dell'RSA.
L'impresa, sponsorizzata direttamente dalla RSA, é stata possibile grazie all'utilizzo di risorse di calcolo oggi disponibili solo presso le grandi aziende o grossi enti di ricerca. Ma secondo gli esperti anche i privati potrebbero rompere tali chiavi di crittografazione, unendo attraverso Internet la potenza di calcolo dei normali PC domestici, costituendo una risorsa di calcolo distribuita.
Il meccanismo di crittografazione RSA é quello attualmente piú utilizzato nelle applicazioni e-commerce.

- Gli U.S.A. hanno annunciato la fine della guerra alla crittografia forte (quella a 128bit) che finora era equiparata alle armi da guerra e dunque non esportabile. D'ora in poi i software di "strong encryption" potranno essere esportati solo se destinati ad utenti finali e purché non siano venduti ai  paesi a rischio di terrorismo anti-statunitense. Ma cosa ha determinato la svolta? Forse il governo americano (liberista solo quando gli conviene e non quando c'è in ballo la libera circolazione delle idee) è diventato di colpo paladino del diritto alla privacy ? Purtroppo nulla di tutto ciò. La chiave di volta è stata la comprensione che la crittografia forte è alla base dello sviluppo del commercio elettronico, che garantirà milioni di dollari all'economia americana. Una sconfitta per la N.S.A.? Non proprio, infatti Clinton ha subito promesso nuovi fondi per consentire di trovare nuovi metodi per forzare più velocemente anche i lucchetti più sicuri.

- La Microsoft, dopo la scoperta della "NSAKEY", ribatte: "L'unica cosa a cui serve questa chiave è a controllare e assicurare che solo i prodotti conformi alle leggi di esportazione statunitensi siano abilitati a girare sotto la nostra interfaccia API (application programming interface)" A chi credere???

- Scoperto un altro bug di Internet Explorer 5: ogni volta che l'ignaro utente "aggiunge a preferiti" una pagina web ne viene messo a conoscenza il server relativo. Microsoft afferma che di ciò era già a conoscenza tanto da aver dedicato un articolo a questa tecnica nella sua pagina per gli sviluppatori di siti web. Cosa fare? L'unico rimedio è di non "bookmarkare" le pagine, ma prendere nota del link su un documento di testo (es. link.txt) e fare un sano copia e incolla ogni volta che ci serve.

- Andrew Fernandez, consulente canadese di informatica, dice di aver scoperto una chiave in Windows NT detta "NSAKEY" che permetterebbe a Microsoft e alla NSA di controllare remotamente tutti i PC che istallano quel sistema operativo.  La prova dell'esistenza del grande fratello?...

- Sembra che i sistemi operativi Windows siano indifesi contro applet Java scritti con l'intenzione di sfruttare un bug scoperto da alcuni scienziati americani. Microsoft ha riconosciuto il problema e ha messo a disposizione sul suo sito un patch che dovrebbe garantire da qualsiasi intrusione. Attraverso un messaggio e-mail o una pagina web si possono creare gravi danni a chi utilizza Windows come la modifica di files, l'esecuzione di comandi DOS o la formattazione del disco rigido. Il bug risiede nella Microsoft's Java virtual machine (Vm).  Per eliminare questo rischio è necessario installare il patch, oppure disabilitare l'interprete java di Internet Explorer. 

- Ancora una volta  HOTMAIL sotto accusa per i suoi buchi di sistema. Questa volta è la stessa  Microsoft ad ammettere di aver avuto un attacco di hacker che per alcune ore ha reso possibile a chiunque l'accesso senza password agli account dei circa 40milioni di utenti. Le informazioni per effettuare l'attacco (9linee di codice html) erano state fornite dal sito svedese Expressen poi immediatamente chiuso. Comunque  i "microservi" non sono riusciti a fermare il tam-tam in rete che subito si è diffuso sia per "screditare" Bill, sia per fornire a milioni di siti hacker il codice per bucare il famoso servizio di posta.

- La SiRF, una società per la produzione di componenti elettronici partecipata da Nokia ed Ericsson, ha presentato in questi giorni un nuovo circuito delle dimensioni di un francobollo in grado di gestire gran parte delle funzioni di un GPS. Per cui entro breve avremo il Global Positioning  System inserito anche nei più piccoli oggetti. 

Attualmente  la Casio commercializza un orologio da polso con GPS. 

Negli Stati Uniti una direttiva della Commissione Federale per le Comunicazioni prevede che tutti i cellulari venduti dopo il 2001 debbano avere obbligatoriamente questa funzionalità...?!?! Perchè? Forse per controllarci meglio? Nooo... per il nostro bene...naturalmente.

- Come in Mission Impossible la Global Markets  di Londra  spera di offrire agli utenti Web un sistema all'avanguardia per la protezione della privacy: e-mail criptate che si autodistruggono. In pratica "1on1" può essere configurato affinchè dopo la lettura le lettere vengano cancellate. Il servizio di posta elettronica, che richiede un client e-mail su misura, promette di fornire un codice indecifrabile per criptare i messaggi (cifratura a 2.048 bit). Nonostante sia appena stato lanciato il servizio si è già attirato molte critiche: "È ridicolo" ha commentato Bruce Schneier, noto crittografo ed autore di "Applied Cryptography", "Un codice di 2.048 bit non ha alcun senso: il livello di sicurezza è definito dalla password e, se l'utente non sceglie quella giusta, non servirà a niente".

- Starium, una giovane società californiana, ha annunciato che entro l'anno prossimo sarà in grado di commercializzare un dispositivo contro le intercettazioni telefoniche ad un costo inferiore ai 100 $, meno di 200 mila lire (oggi costano sui 3000 $). Una volta collegato ad un normale apparecchio telefonico sarà sufficiente premere un tasto affinchè "VoiceSafe" crei un collegamento criptato e virtualmente indecifrabile con l'unità analoga installata all'altro capo del telefono. Tecnicamente il processo utilizza un algoritmo Diffie-Hellman a 2.048 bit durante la fase iniziale e successivamente una chiave a 186 bit per codificare la conversazione. Lee Caplin, presidente di Starium, ha rivelato che sono in corso trattative per cedere la tecnologia alla base di VoiceSafe ad Ericsson e Nokia, che potrebbero implementare questa codifica nei propri prodotti. L'unico ostacolo al successo di Starium potrebbe venire proprio dal governo americano che ha sempre ostacolato la diffusione di prodotti analoghi, a meno che non siano dotati di una 'backdoor', una sorta di ingresso secondario che permetta di monitorare le chiamate in determinate circostanze. Le leggi sull'esportazione, piuttosto severe a riguardo, tra l'altro ne impedirebbero la vendita all'estero.

-  La Casa Bianca ha dato via libera all'Fbi per un esteso piano di controllo sulle reti telematiche, tra cui Internet. Il New York Times afferma che la polizia federale vuole cosi` combattere la criminalita` e il terrorismo "a tecnologia avanzata". Ma c'e` chi teme gia` una sorta di Grande Fratello. Il piano, redatto da esperti del Consiglio per la sicurezza nazionale e presentato alla Casa Bianca il mese scorso, invoca un controllo su tutte le reti telematiche pubbliche, anche non militari, e su quelle usate in cruciali settori economici come la finanza, i trasporti e le telecomunicazioni.
Confermando l'esistenza di un piano per la cosiddetta Fidnet, (Rete federale per l'individuazione di intrusioni), funzionari del governo hanno chiarito che il sistema di controllo non vuole spiare le comunicazioni fra privati ma individuare i flussi di transazioni commerciali e di trasferimenti di informazioni tali da suggerire l'esistenza di attivita` illegali. Di fronte alle crescenti violazioni degli archivi del Pentagono e di altri enti governativi, negli ultimi mesi lo stesso presidente Bill Clinton ha piu`
volte richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica sull'urgenza di adeguate difese. Ma mettere le reti telematiche sotto sorveglianza, ha paventato James Dempsey del Centro per la democrazia e la tecnologia, significa adottare un sistema che somiglia troppo a un invadente e pericoloso apparato da Grande Fratello.

- In Gran Bretagna l' Home Office (dipartimento governativo per gli affari interni di Inghilterra e Galles) ha realizzato una relazione con la quale si chiede l'approvazione immediata di leggi che permettano azioni  più rapide per perseguire i criminali. Come? Dando ai politici e non ai giudici il potere di decidere chi, come, quando sorvegliare. Dove andremo a finire?

- Le vite di dozzine di agenti segreti britannici del SIS (Secret Intelligence Service) o formalmente conosciuto col nome di MI6 è stata messa a rischio da un ex-agente che ha pubblicato i loro nomi su un sito web americano. Il sito è stato immediatamente spento.

- Due impiegati della "Raytheon" dopo aver commentato le performance della loro azienda su un forum di discussione di Yahoo si sono visti recapitare una lettera di licenziamento. E' giusto che Yahoo abbia collaborato a fornire i dati dei due per aiutare l'accusa in una semplice causa per diffamazione ???

- Perchè gli utenti Telekom che richiedono il dettaglio delle telefonate effettuate si vedono arrivare una fattura in cui i numeri sono oscurati ? Una risposta a questo quesito è stata data da Alessandro Ghezzer su www.telefonino.net In sintesi ecco cosa ha scoperto:

"Gli abbonati alla Telecom si sentono dunque rispondere invariabilmente (perfino dal Ministero!) che non è possibile ricevere la documentazione integrale degli addebiti per via della direttiva sopracitata, che imporrebbe ai gestori di oscurare le bollette. Orbene, noi siamo andati a leggerci questa mitica direttiva ed abbiamo scoperto che non è affatto così!

Ci sono due precisi riferimenti alla fatturazione dettagliata ma in nessun caso si impone, come fin qui sostenuto, l'oscuramento delle ultime cifre. Alla "considerazione" n. 18, peraltro assai confusa e di non immediata interpretazione si legge: "considerando che l'introduzione di fatture dettagliate ha aumentato le possibilità dell'abbonato di verificare l'esattezza delle somme addebitate dal fornitore del servizio e, al tempo stesso, può mettere in pericolo la vita privata degli utenti dei servizi di telecomunicazione offerti al pubblico; che pertanto, per tutelare la vita privata degli utenti, gli Stati membri devono incoraggiare lo sviluppo di opzioni diverse di servizi di telecomunicazione, ad esempio possibilità alternative di pagamento che permettano un accesso anonimo, o rigorosamente privato, ai servizi di telecomunicazione offerti al pubblico, quali carte telefoniche, oppure possibilità di pagamento con carta di credito; che, in alternativa, gli Stati membri possono prescrivere, allo stesso scopo, che nei numeri chiamati menzionati nelle fatture dettagliate, siano cancellate alcune cifre".

Ma ecco l'articolo vero e proprio relativo alla fatturazione dettagliata, il n. 7:
"1) gli abbonati hanno diritto a ricevere fatture non dettagliate;
2) gli Stati membri applicano le disposizioni nazionali per conciliare i diritti degli abbonati che ricevono fatture dettagliate con il diritto alla vita privata degli utenti chiamanti e degli abbonati chiamati, ad esempio garantendo che detti utenti e abbonati possano disporre di sufficienti modalità alternative per le comunicazioni o per i pagamenti".

Questo il testo letterale della direttiva europea.
Appare subito curioso il diritto (in Italia tramutato immediatamente in obbligo) a ricevere la fatturazione NON dettagliata. Ma che razza di diritto è, se non esiste, PRIMA, la possibilità di ricevere le fatture dettagliate? è come dire: "l'abbonato ha diritto a ricevere dieci frustate". E grazie tante! Da nessuna parte sta scritto comunque che il gestore telefonico deve oscurare i numeri riportati nella documentazione, come hanno sostenuto finora Telecom Italia, Ministero e persino il Garante della Privacy.

Ma vediamo piuttosto come lo Stato Italiano ha "recepito" la direttiva europea, stravolgendo in realtà le intenzioni del legislatore europeo a tutto beneficio del monopolista telefonico nazionale, da sempre impegnato, di riffa o di raffa, ad impedire all'utente qualsiasi controllo delle proprie bollette.
Il tutto si traduce dunque nel tristemente famoso decreto legge n. 171 del 13 maggio 1998, art. 5 comma 3, laddove si legge che: "3. Gli abbonati hanno diritto di ricevere in dettaglio, a richiesta e senza alcun aggravio di spesa, la dimostrazione degli elementi che compongono la fattura relativi, in particolare, alla data e all'ora di inizio della conversazione, al numero selezionato, al tipo, alla località, alla durata, al numero di scatti addebitati per ciascuna conversazione".
Fin qui tutto bene (cioè la parte fumogena), se non fosse per la furberia finale con la quale si vanifica quanto appena affermato: "In ogni caso nella documentazione fornita all'abbonato non sono evidenziate le ultime tre cifre del numero chiamato". Et voilà, ecco bellamente gabbato l'utente-bue che, con un espediente da azzeccagarbugli si vede così eliminare, tout court e per legge, l'altrettanto elementare diritto di ricevere la fattura dettagliata coi numeri interi, e quindi "la dimostrazione degli elementi che compongono la fattura" come recita invano e contradditoriamente il D.L. così raffazzonato. Con tanti cari saluti alla vera trasparenza.

Ma non è tutto: non si capisce bene neppure l'assurdità della privacy applicata a rovescio, e cioè all'intestatario della linea, che non ha diritto di ricevere la documentazione delle sue stesse telefonate e delle bollette che egli dovrà comunque pagare; è davvero curioso, per non dire demenziale, che il diritto alla privacy si eserciti proprio contro chi dovrebbe essere tutelato, e non invece nei confronti di Telecom che può disporre della privacy degli utenti a proprio piacimento. "

- La rete televisiva statunitense Media One ha inventato un decoder in grado di memorizzare le preferenze dei telespettatori...per poi venderle al migliore offerente !

- Una società di Denver "Space Imaging" venderà a 30 $ le immagini satellitari di qualsiasi zona il cliente voglia a grandezza impressionante.

- Nuovo rapporto della STOA su Echelon dal titolo "Interception Capabilities 2000" che punta il dito contro i presunti bug di Lotus Notes e dei web browser che permetterebbero alla NSA di controllare gli utenti ! 

- Los Angeles, 22 Aprile 1999 Per un errore nell' installazione di software, un centinaio di siti Internet hanno messo a disposizione del vasto pubblico i numeri di carta di credito ed altre informazioni private dei propri clienti. Per maggiori dettagli vedi SPAGHETTI HACKER

- la Intel ha inserito in ogni cpu PentiumIII un codice di identificazione (Processor Serial Number) che permette di tracciare gli spostamenti in rete di ogni suo utente. Dopo la sollevazione dell'opinione pubblica, la casa costruttrice ha messo a disposizione un software che consentirà di disabilitare la "schedatura elettronica". Nei processori che saranno sfornati in futuro il codice rimarrà, ma di default non sarà abilitato. Boicottiamo INTEL, anche spedendo messaggi di protesta a andy_grove@intel.com

- Telecom Italia ha attivato dal 29 marzo 1999 il servizio "Chi è" che consente di ricevere sul display del proprio telefono fisso (solo se avete un "Sirio 2000 View" della Telecom stessa o altrimenti dovrete comprarvi un display ad hoc in vendita... indovinate dove... ma nei negozi della suddetta naturalmente !!!) il numero telefonico di chi ci telefona. Il servizio visualizza i numeri telefonici tradizionali (PSTN), ISDN e quelli di rete mobile GSM, ma non quelli  indisponibili  per motivi tecnici (es. centrali analogiche).
Al chiamante però viene anche data la facoltà di oscurare il proprio numero. Il servizio va richiesto al gestore che vi addebbiterà sulla bolletta Lit. 2.500+I.V.A. al mese.

Alla luce della legislazione vigente, la richiesta di un canone per usufruire di  tale servizio (per di piú mensile) sembrerebbe costituire un sopruso. Le norme sulla privacy stabiliscono infatti, che tutti i servizi telefonici connessi alla tutela della privacy (Identificazione del Chiamante e Non
Presentazione del Proprio Numero) debbano essere forniti gratuitamente alla
clientela, come giá fanno da tempo Tim, Omnitel e Wind e come fa la stessa Telecom per gli abbonati ISDN. 

In più è stato attivato il servizio a pagamento  IDENTIFICAZIONE CHIAMATE DISTURBO (lire 250.000 + iva), col quale sarà possibile visualizzare per un periodo di 15 giorni tutti i numeri telefonici (anche quelli che hanno bloccato la visualizzazione in modo temporaneo o permanente). Come dire se pago posso utilizzare la legge sulla privacy per pulirmi il cu... !!!

Naturalmente a partire dal 29 marzo anche su tutti i cellulari è possibile visualizzare tutti i numeri di rete fissa PSTN (che non hanno attivato il BIC ).

- a Milano nel liceo artistico Umberto Boccioni sono state piazzate delle telecamere per scoraggiare gli spacciatori, ma gli studenti non hanno gradito ed è dovuto intervenire il garante Rodotà

- la Francia dopo aver censito 150.000 telecamere sparse ovunque ha approvato una legge che obbliga a informare le persone controllate della loro presenza

- sulla Salerno-Reggio Calabria per diminuire il rischio far-west è previsto il controllo da parte di un satellite onnipresente

- presto anche agli incroci semaforici italiano verranno piazzate telecamere di controllo

- I.B.M. ha dichiarato che toglierà la sua pubblicità dai siti che non rispettano regole precise sul rispetto del trattamento dei dati personali dei propri clienti. La decisione dovrebbe essere operativa dal prossimo 1° giugno e persegue il duplice obbiettivo di tranquillizzare i consumatori sui rischi del commercio elettronico ed evitare un intervento del governo nella regolamentazione della materia

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